Egypt – Update 07/09/13 E. Comici’s routes in Egypt

In 1937 Comici climbed  and recorded 3 routes in Egypt.

1 – A grade IV-V on the NW face of Jebel Kattar (Qattar) –  E. Comici, Escher and Othmar Gisman.

2 – An 8-pitch grade III on the NW face of Jebel Musa

3 – A garde V 10-pitch route called Via Directissima on the W face of Jebel El Saru.

We have been trying to find more information on these routes. Tony Howard has just sent us the following information confirming the location of the first route:

Egypt – Mountains west of Hurghada – Jan 2001
Letter from Mirella tenderini:
Following n.o.m.a.d.s. first visit to Egypt’s Red Sea Mountains in 1996, and their article in HIGH 165, my husband Luciano ( a retired mountain guide) and I went for a short tripjust to explore the possibility to get to Gebel Qattar. We stayed in Hurgada and from there we went to Mons Claudianus first (by taxi, “guiding” the taxi driver who did not have any idea of where could be the place we wanted to go). We visited the quarry and walked up to an unnamed summit from which we could get an idea of the access to the main summits of the southern section of the chain. Then we contacted the agency MISR inHurgada, which provided us with a Land Rover with driver and a bedouin guide to go toMons Porphiritis; from there the guide took us to Wadi Qattar, where we climbed to the col and contoured the NW side of the gebel to locate the ways of access to the mountain. Another day we went to the highest mountain of the massif (Shayib) but just to find out the way to go there and have a look.
In January 2001, my son-in-law, Fabio Lenti a mountain guide and a “Ragno di Lecco,went to Hurgada with two friends (Marco Morganti and Luciano Segatel). They hired a car and the same Bedouin guide who had taken us to Wadi Qattar in November but this time they reached Gebel Qattar from south, nearer to what seemed to be the highest peak.  They camped at 460 m above sea level. From there they could see 6 major peaks. After an unfruitful attempt to a ridge which seemed the most logical route to the highest peak but was too dangerous because of falling rocks, they started another route scrambling up a gully to a col (1190 m) from which they climbed to the top (1410 m – 9 pitches, grade III to VI). They used nuts and pegs and left two long pitons for belay at the end of pitches 1 and 3, and two others at the end of the 6th pitch. The peak was apparently unclimbed, and from the top they counted no less than 15 peaks, the highest (possibly including Comici’s) being on the eastern side. The rock was not granite as they expected but gritstone. They named the peak Gebel Es-Salaam (the Mountain of the Peace). Our reconnaissance and Fabio’s ascent were meant mainly as a sort of homage to Comici.
We all thank you for the information you generously gave us, and especially for rediscovering those beautiful mountains.
Mirella Tenderini <tender@promo.it>
The following is the expedition report from Mirella Tenderini:
Egitto Gennaio 2001 – Sulle tracce di Comici
Partecipanti:
  • Pre-esplorazione: Mirella e Luciano Tenderini (G.A)
  • Esplorazione: Silvia Tenderini, Luciano Segatel, Marco Morganti, Fabio Lenti (G.A.) ed i cuccioli Giulia e Martino Lenti
Resoconto:
Siamo partiti il 2 gennaio alla volta di Urgada. Per eludere il problema dei permessi avevamo avuto indicazioni, da Mirella e Luciano, di acquistare un viaggio presso un villaggio turistico in Urgada. L’abilissima Silvia riuscì a fare di più e acquistò per noi un Last Minute ad un prezzo veramente irrisorio.
Arrivati ad Urgada, con l’aereo in fase di atterraggio, potemmo scorgere le montagne vicino alla costa e ne fummo ben impressionati. Lo stesso giorno grazie agli indirizzi che Mirella e Luciano ci avevano procurato durante il loro primo viaggio, ci accordammo con la Misr Travel per una Jeep che ci avrebbe portato alle montagne.
Il giorno seguente quindi Marco, Luciano ed io, dopo aver acquistato viveri ed acqua per 5 giorni, siamo partiti alla volta del Jebel Qattar.
Oltre al nostro autista, eravamo riusciti ad avere con noi lo stesso Beduino che aveva accompagnato Mirella e Luciano al Mons Porphyritis e sotto alle montagne, nel viaggio precedente.
Inizialmente la jeep percorse la strada asfaltata lungo la costa in direzione nord. Dopo circa 15 km l’autista svoltò a ovest per una pista sterrata ed andammo in quella direzione per circa 25 km, incontrammo quindi un pista molto più grande che andava a sud-ovest che seguimmo per 10 km. (Questa pista si rivelò essere percorsa almeno tre volte al giorno dagli operai che lavorano ad una miniera di stagno a circa 10 km dal nostro campo). Arrivati quindi sotto alla catena del Jebel Qattar, abbandonammo la pista ed entrammo con la jeep per circa 3 km a est in una valletta sassosa, che sembrava portarci in vicinanza della cima più alta.
Scaricato il nostro equipaggiamento, salutammo le nostre guide e demmo loro appuntamento per 4 giorni più tardi.
Questo fu un errore, poiché la catena del Qattar si rivelò più grande di quello che sembrava, e quindi i nostri spostamenti per l’esplorazione sarebbero stati molto più efficienti se avessimo tenuto la jeep con noi.
Le nostre guide partirono e quindi noi dopo aver montato le tende su una sabbia finissima, all’ombra dell’unica pianta che c’era nella valletta, partimmo per la prima esplorazione.
Il nostro campo era a quota 460 m.
Dal nostro punto di osservazione, sembrava fossimo sotto la cima più alta e che in tutto le cime fossero sei. Decidemmo per il giorno seguente di salire questa cima e quindi andammo in esplorazione di un’anticima, dalla quale partiva una cresta a torrioni che  ci avrebbe condotto con bella arrampicata (così sembrava da lontano) sulla nostra prima vetta.
Camminammo ed arrampicammo sul 2° e 3°, slegati fino a quota 920 m. Questa anticima rivelava un’ottima vista su quanto ci circondava. Ormai era tardi ed il sole stava tramontando per cui decidemmo di scendere. Scendendo notai che nei miei compagni c’era un po’ di delusione, sapevo che il motivo era la qualità della roccia. In effetti, dai racconti di Comici che era stato qui nel 1937 come primo esploratore e dai racconti di Tony Howard, grande scopritore del Wadi Rum, la roccia doveva essere ottimo granito; il granito c’era, ma era sotto uno strato di roccia vulcanica nero-grigiastra molto friabile, ed ovunque si potevano notare massi instabili e grandi ghiaioni sottostanti le pareti, simbolo di un’instabilità notevole della roccia.
La cresta che avremmo voluto fare era molto pericolosa, e quindi decidemmo all’indomani di salire un grande canale di sfasciumi che ci avrebbe portato ad un colletto tra due cime. Una era quella che ci eravamo prefissati e presentava un bello spigolo ovest, l’altra era un po’ più bassa, ma aveva un bello spigolo anch’esso esposto a est.
La notte cercai di rincuorare i miei compagni, dicendogli che comunque il posto era da esplorare e che quindi sarebbe stata comunque una bella avventura.
Il giorno dopo partimmo con la prima luce, verso le 6 del mattino. Imboccammo il canale sfasciumoso entrando in un’ambiente lunare, trovammo delle tracce di capre e capimmo che quel colletto serviva sicuramente ai pastori come passaggio, per non attraversare tutto il piede della montagna.
L’ambiente si presentava grandioso con pareti tafonate sia alla dx che alla sx, assomigliava molto al paesaggio giordano del Jebel Rum.
Arrivammo in circa 2 ore, camminando veloci, al colle a 1.190 m.
Il paesaggio che ci si presentava era molto bello e   dava un senso di enorme spazio.
  1. Ci legammo ed iniziammo ad arrampicare sul lato sinistro del colle, cioè per lo spallone ovest. Faceva freddo, essendoci un po’ di vento, e indossammo il pile pesante.  Il primo tiro di circa 35 m. presentava un tratto di 3° e con un semicerchio da sx a dx ed un passaggio di 4°su un muretto. Arrivai su di una cresta dove mi fermai e misi un chiodo a U lungo per la sosta (lasciato).
  2. Da qui per una costola di 2° ci portammo per 50 m a sx sotto un risalto.
  3. Superato un risalto di 3°, ci spostammo per una cengia a dx, per un totale di 50 m (chiodo lungo lasciato).
  4. Traversammo a dx e, dopo un tratto di 3°, feci un traverso in leggera discesa di 4°, quindi dritto per 10 m e poi a sx 3°. Totale del tiro 50 m.
  5. Salimmo per una facile costola di 2°, sino ad uno strapiombo, sotto al quale mi spostai a dx. Totale del tiro 50 m sosta su nuts.
  6. Ancora a dx per pochi metri, e quindi su per un diedro difficile 6° (passaggio obbligato) di 25m. (Due chiodi ottimi in sosta, lasciati.)
  7. Per una costola di 3°circa 50 m da dx a sx.
  8. Leggermente a dx e dritti sotto ad uno strapiombo, 5°circa, di 25 m.
  9. A sx 5°e quindi in un diedro appoggiato a dx  4°, quindi in vetta, 50 m.
Arrivammo in cima alle 11.32, il panorama era stupendo.
Notammo subito che non eravamo sulla cima più alta e contai in totale 15 cime attorno a noi.
Le più alte, cioè quelle che aveva salito Comici, erano più a est.
Tony Howard  goes onto add:

Red Sea Mountains
Our first Red Sea Mountain visit, we travelled alone but were stopped at Hurghada by an army checkpoint. Our second visit, which was sponsored by an Egyptian travel co (Pan Arab Tours) and the ETA, allowed us to glimpse seldom climbed peaks, some climbed by G W Murray and others by the famous Italian climber Emilio Comici, such as Gebel Gharib, Gebel Qattar, Gebel Shayib.
That’s all I can find at the moment. We had a photocopy of a handwritten Israeli guide to Sinai, but tracked the mentioned Comici routes down near Hurghada, confirmed later by the Italians.
Travelling south along the Red Sea coast road, the first significant massif is the limestone Galala Plateau 1530m, location of the monasteries of St Anthony and St Paul. There is a three-day trek between the two, but this is wild, waterless terrain. As always in these mountains, a guide is recommended.
South again, and west of Ras Gharib, is Gebel Gharib 1750m. Its summit was reached by J. Burton in 1823, a surprising achievement for such an early date. It was also climbed by Murray in 1937 and by the famous Italian alpinist, Emilio Comici in the same year. We passed close by in 1996 for a quick look – the massif would definitely repay further visits by climbers.
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